Recensione “Astonishing X-Men: Ghost Box”

26 11 2011

X-Men Deluxe 168 Nel primo ciclo di Astonishing X-Men sceneggiato da Warren Ellis e splendidamente illustrato da Simone Bianchi, assistiamo a un thriller genetico le cui vicende scaturiscono dal ritrovamento del cadavere di un mutante. Dagli appunti del mutante morto e dalle analisi del suo D.N.A., creato artificialmente e con tre set cromosomici in luogo dei canonici due, gli X-Men deducono che ci sia una guerra segreta in corso fra due fazioni di mutanti con genoma mutante sintetico. L’azione si sposta quindi da San Francisco (dove al tempo avevano la loro base e dimora gli X-Men) all’ Indonesia, per la precisione a Chaparanga, il cimitero delle astronavi, città con ogni probabilità ispirata alla realmente esistente Guiyu, in Cina, la cui economia è basata sul riciclo dei componenti elettronici che vi vengono importati illegalmente e il cui ambiente è stato riplasmato in maniera disumana dalle migliaia di rifiuti high-tech ammassati senza la minima sicurezza, esattamente come appare nel fumetto, relitti di astronavi a parte. Qui gli X-Men trovano l’assassino del mutante triploide, e la storia, da “semplice” thriller genetico, comincia ad assumere un tono da hard science fiction: il mutante rivale di quello che hanno trovato ucciso, messo alle strette dai nostri, preferisce suicidarsi piuttosto che rivelargli il suo scopo e quello del macchinario con cui l’hanno trovato ad armeggiare. Il suo genoma, prontamente analizzato dagli X-Men, rivela che è un mutante diploide (ovvero, con due set cromosomici) ma con il gene x in una posizione anomala. Contattata Abigail Brand, la direttrice dello S.W.O.R.D., organizzazione che fa da cuscinetto fra la società umana e le xenoculture di altri mondi, gli X-Men scoprono che lo strano cubo metallico è una porta d’accesso per altri universi: una Ghost Box, la cui tecnologia è stata sviluppata in varie realtà alternative e il cui utilizzo prolungato si è dimostrato letale per quei mondi, portando a una degenerazione dello spazio-tempo

Warren Ellis ignora volutamente, come già fece Grant Morrison con i suoi New X-Men, il resto del pantheon degli eroi Marvel non mutanti, nonostante una minaccia del genere avrebbe reso più che plausibile un consulto con eroi avvezzi ai viaggi dimensionali come i Fantastici Quattro, ma questo non rende forzate e irrealistiche le modalità d’azione degli X-Men, dato che dall’annullamento dei poteri della quasi totalità dei mutanti e i successivi attacchi da più direzioni alla loro sempre più esigua comunità, l’ansia di Ciclope di avere tutto sotto (il suo) controllo, ha raggiunto un climax difficilmente anche solo immaginabile quando era un sedicenne ancora insicuro del suo ruolo di leader degli uomini-X.

Altro discorso invece l’invenzione narrativa di Chaparanga, che arricchisce non poco il già variegato quadro geopolitico della Marvel, ma pone un problema non irrilevante: tra tanti supercriminali, supereroi e avventurieri che nel tempo hanno avuto necessità di solcare lo spazio, perché in tutti questi anni non sono andati a rifornirsi lì, rabberciando alla bell’e meglio una astronave con i vari scarti? La memoria torna inevitabilmente al maxi-crossover di alcuni anni fa, Maximum Security, dove la Terra per un breve periodo è stata coartata da un consiglio composto dalle razze di ben otto galassie come prigione per miglia di criminali alieni

Qualcuno potrebbe affermare che proprio il succitato crossover ci mostra però come anche l’invenzione dello S.W.O.R.D., ereditata dalla precedente, geniale gestione di Joss Whedon, non funzioni a livello di continuity, dato che una tale ingerenza dei poteri galattici negli affari terrestri non poteva essere certamente ignorata da un’ organizzazione che esiste per salvaguardare il pianeta da alieni ostili. Oppure no? Si è visto infatti che il mantenere buoni rapporti diplomatici fra la Terra e le varie razze extraterrestri è lo scopo principale di questa organizzazione, quindi non è difficile immaginare che l’agente Brand abbia dovuto fare buon viso a cattivo gioco…

In realtà non ha molto senso porsi queste domande, visto che è evidente che sono delle retconizzazioni (ovverosia una riscrittura del passato), e che paradossalmente non sono loro a “doversi giustificare” ma il passato che deve essere implementato di nuovi particolari o addirittura sbugiardato! Gli esempi in tal senso non mancano, basti pensare alla miniserie Alias e alla sua protagonista Jessica Jones, a Secret Invasion, alla mini X-Men: Genesi Letale e agli Illuminati.

Perfino Gli Eterni di Jack Kirby rientrano fra questi, dato che originariamente non dovevano appartenere alla continuity Marvel e addirittura la contraddicevano in più punti.

Questa prima saga del nuovo corso di Astonishing X-Men brilla, oltre che per i tipici riferimenti Ellissiani a teorie scientifiche ardite di cui ama infarcire le sue opere –cosa che rende questa saga decisamente consigliata a chi apprezza il telefilm Fringe– per i suoi caustici dialoghi, oltre che per la rara capacità dello scrittore di citare con naturalezza eventi del passato degli X-Men senza risultare pedante.

La saga principale di Astonishing X-Men: “Ghost Box” si snoda nei numeri di X-Men Deluxe dal 168 al 170 e dal 173 al 175, mentre nei numeri 171-172 si trovano dei What If sulla vicenda, che mostrano cosa sarebbe successo se i protagonisti della vicenda avessero fatto scelte diverse.

I primi due capitoli della miniserie sono inoltre usciti su un volume per il circuito delle fumetterie, X-Men: Ghost Box Limited Deluxe Edition, con le superbe tavole di Simone Bianchi in bianco e nero e mezzatinta come erano prima della colorazione, e ricco di sketch, bozzetti e dietro le quinte sul lavoro di questo grande artista italiano.

 

Curiosità

La città di Guyu, chiara ispiratrice della città di Chaparanga creata da Warren Ellis, viene mostrata nel videoclip dei Planet Funk “Stop Me”, ideato dal poliedrico Mauro Uzzeo.

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Recensione «L’Invincibile Iron Man: La nuova età del ferro» di Matt Fraction, Salvador Larroca, Carmine Di Giandomenico, Kano & Nathan Fox, su «Iron Man & I Vendicatori» 42

24 11 2011

Storia celebrativa dei 500 numeri di «The Invincible Iron Man» ambientata tra presente e (ipotetico?) futuro, brilla non tanto per la trama principale, seppur pregevole, quanto piuttosto per la ridefinizione del rapporto Tony Stark/Peter Parker. I buoni rapporti fra i due, cominciati sulla testata «New Avengers» di Brian Michael Bendis quando Peter è entrato nei Nuovi Vendicatori e meglio definiti da J. Michael Straczynski su «The Amazing Spider-Man», che ha creato fra i due una sorta di relazione padre-figlio, sono purtroppo degenerati durante «Civil War», quando Peter scelse di cambiare barricata durante la guerra civile fra supereroi, mettendosi contro Tony, fautore dell’atto di registrazione, e soprattutto quando May, la zia di Peter Parker, fu ferita da un criminale assoldato da Kingpin, che aveva deciso di colpirlo negli affetti più cari approfittando del fatto che Peter aveva incautamente rivelato la sua identità segreta al mondo per appoggiare Tony!
Questo allora. Adesso le cose sono molto cambiate per entrambi: Tony Stark non ricorda completamente gli ultimi mesi, sia perché vittima di gravi traumi infertigli da Norman Osborn durante la saga «Assedio» che per aver usato il suo cervello alla stregua di un supporto hard-drive, formattando il suo cervello per salvaguardare dati che avrebbero messo in pericolo la sicurezza nazionale, per poi re-installare la sua personalità con i suoi ricordi, seppur con alcune lacune. In quanto a Peter, solo lui e pochi altri ricordano il suo outing in mondovisione, grazie al Dottor Strange, Reed Richards e allo stesso Tony, che hanno rimosso da memoria umana (compresi loro stessi) e da qualunque supporto di memorizzazione l’identità di Peter, similmente a come accadde con Sentry anni fa. Considerando il particolarissimo background di Tony e Peter, vedere questi due personaggi interagire porta alla mente i protagonisti dei romanzi e racconti di fantascienza di Philip K. Dick, che si muovono in un mondo paranoico dove il fatto di ricordare una cosa non vuole dire che essa sia avvenuta davvero e viceversa.

Tornando alla storia, proprio i vuoti di memoria di Tony lo costringono a chiedere aiuto a Peter, per determinare lo scopo di un’arma che stava progettando quando Peter lavorava per lui. All’inizio Peter è riluttante anche solo ad ascoltare Tony, a differenza del quale ricorda benissimo i loro drammatici trascorsi (sottotesto apprezzabile in pieno solo da chi conosce la continuity degli ultimi anni), ma decide comunque di aiutarlo. Da qui la trama prosegue su due linee narrative parallele: una ambientata nel presente, e l’altra ambientata in un futuro distopico. Vediamo Peter nel presente che aiuta Tony a capire l’uso dell’arma e a trovare le persone che ne hanno trafugato i progetti e che stanno cercando di costruirla, mentre quarantuno anni nel futuro vediamo la Terra semidistrutta e completamente assoggettata al Mandarino, e Tony Stark suo schiavo.
In questa storia è Peter Parker ad essere determinante nell’aiutare Tony Stark e non il suo alter ego Spider-Man, che addirittura si dimostra quasi superfluo nell’aiutare Iron Man durante il combattimento con i terroristi che hanno trafugato i suoi progetti. D’altronde Tony stesso, prima che i loro rapporti divenissero tesi, aveva detto a Peter che in talune occasioni sarebbe stato più d’aiuto con la sua brillante mente da scienziato che non tirando pugni con una calzamaglia colorata, e i fatti sembrano dargli ragione, soprattutto considerando gli eventi di là da venire per Tony nell’orribile futuro qui presentato e l’importanza vitale di un suggerimento di Peter, grazie al quale Tony e i suoi futuri figli, seppur a carissimo prezzo, riusciranno ad evitare l’armageddon.

 

Lo scrittore Matt Fraction si dimostra molto attento alla continuity (come palesato nell’albo allegato a «Iron Man & I Vendicatori 42», «Iron Man.1»), inquadrando gli eventi di questa storia dopo l’assunzione di Peter Parker alla Horizon Labs da parte di Max Modell (su «Spider-Man 565») grazie all’intercessione della ora defunta Marla Madison-Jameson, la moglie di J.Jonah Jameson.

A livello grafico, dei quattro disegnatori (Salvador Larroca, Carmine Di Giandomenico, Kano e Nathan Fox) i più incisivi sono Salvador Larroca e il nostrano Carmine Di Giandomenico, che rispettivamente hanno disegnato le tavole ambientate nel presente con Spider-Man e quelle nel futuro con il Mandarino e Iron Man. Di Giandomenico, in particolare, ha reso splendidamente la figura del Mandarino, qui raffigurato con un carisma eccezionale e odioso come non mai.

La storia «L’età del ferro» è uscita su «The Invincible Iron Man 500», ed è stata pubblicata in Italia da Panini Comics  nell’albo di «Iron Man & I Vendicatori» n.° 42, ordinabile qui.